Tenere un diario di trading: che cosa annotare e che cosa no
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La risposta breve
La maggior parte dei diari viene abbandonata dopo tre settimane, e sempre per lo stesso motivo: ci si ricopia a mano quel che il broker già registra, cioè l’ingresso, l’uscita, il volume e il risultato. Quel lavoro non serve a nulla e costa dieci minuti per operazione, nel momento peggiore. Quel che va annotato è esattamente ciò che la macchina non può sapere: perché hai preso quel trade, che cosa lo avrebbe invalidato, e soprattutto se hai rispettato il tuo piano. Quest’ultimo campo, da solo, vale tutto il resto del diario.
A che cosa serve davvero un diario
Non serve a conservare i tuoi risultati, che stanno già dal tuo broker e non spariranno. Serve a individuare quel che si ripete, e che non si vede mai operazione per operazione.
Un errore commesso una volta è un incidente. Lo stesso errore commesso undici volte in due mesi è un’abitudine, ed è il genere di cosa che appare solo rileggendo. Un diario che non si rilegge non serve a nulla, e si rilegge solo ciò che è breve.
La conseguenza è controintuitiva: un buon diario contiene meno cose di quante si creda, non di più.
Che cosa non annotare
Tutto quel che la tua piattaforma già registra: lo strumento, l’ora, il prezzo di ingresso, quello di uscita, il volume, il risultato, la durata della posizione.
Ricopiarlo non crea alcuna informazione nuova. Richiede tempo, e quel tempo ti viene chiesto nel momento peggiore possibile, subito dopo una perdita, quando l’unica voglia è chiudere lo schermo. È lì che muoiono i diari.
La regola è semplice: se il dato esiste già da qualche parte, non ha nulla da fare nel tuo diario scritto a mano.
I tre campi che contano
Quel che la macchina non può sapere si riduce a tre cose, ognuna di una riga.
- Perché ho preso questo trade: il motivo, in una frase, scritto prima o subito dopo l’ingresso;
- Che cosa lo avrebbe invalidato: che cosa avresti dovuto vedere per rinunciare;
- Ho rispettato il mio piano: sì o no, senza sfumature.
Il terzo è il più importante, ed è quello che tutti omettono. Senza di esso non si può distinguere un cattivo risultato da una cattiva decisione, ed è tutta lì la questione.
Decisione e risultato non sono la stessa cosa
Un mercato contiene casualità nel breve periodo, il che produce quattro situazioni e non due.
Una buona decisione che finisce bene, e una cattiva che finisce male: quelle due non insegnano nulla, è andato tutto come previsto.
Una buona decisione che finisce male è il caso da imparare ad accettare. Hai seguito il tuo piano, il mercato ha deciso altrimenti, non c’è nulla da correggere. Cambiare metodo dopo quel trade è l’errore classico.
Una cattiva decisione che finisce bene è il caso pericoloso. Hai spostato lo stop, raddoppiato la dimensione o preso un ingresso fuori piano, e hai guadagnato. Nulla ti mette in allarme, e hai appena imparato a rifarlo. Solo un diario che annota la decisione separatamente dal risultato rende visibile quel caso.
Che cosa si ricava dopo trenta operazioni
Trenta righe bastano a far emergere ricorrenze che nessuna intuizione fornisce.
Le domande utili sono sempre domande di concentrazione. Le mie perdite sono raggruppate su uno strumento in particolare? Su una fascia oraria, per esempio la fine della giornata quando sono stanco? Sui trade in cui la casella «piano rispettato» dice no?
È anche lì che si scoprono le cose spiacevoli e utili: che lo strumento preferito è quello che costa di più, o che i trade presi nei dieci minuti successivi a una perdita finiscono male quasi ogni volta.
Un punto di metodo: quelle osservazioni valgono solo sui tuoi trade. Le statistiche di un canale o di uno strumento non dicono nulla di quel che succede sul tuo conto, come spiega la nostra pagina su come seguire un canale segnali.
Il ritmo cambia tutto
Un diario è sostenibile o no a seconda del numero di operazioni che fai, e non è una questione di disciplina.
Venti operazioni al giorno non si documentano, per quanta buona volontà ci si metta. Tre operazioni a settimana si rileggono in dieci minuti la domenica, ed è a quel ritmo che il diario diventa uno strumento invece che una scocciatura. Il legame fra il ritmo e l’orizzonte scelto è trattato nella nostra pagina su come scegliere il time frame.
Che cosa fa AlphaGPT
La parte fattuale si riempie da sola. Le posizioni prese dallo strumento vengono riprese dal tuo conto, con il loro volume e con quel che sono diventate, e gli obiettivi di uno stesso piano sono raggruppati insieme invece di essere contati separatamente.
Non hai quindi nulla da ricopiare, il che elimina esattamente l’attrito che uccide i diari tenuti a mano. Ti resta da aggiungere quel che una macchina non può sapere, cioè i tre campi qui sopra.
Quel che lo strumento non fa: non giudica le tue decisioni, non ti dice se operi bene, e non compila la casella «piano rispettato» al posto tuo. Quella nessuno può compilarla per te, ed è esattamente quel che le dà valore.
Fare trading comporta un rischio di perdita del capitale.